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Senza vergogna

Claudio Brachino, direttore (direttorissimo? Direttorerrimo per non confondersi?) responsabile di Videonews, qualche mese fa aveva mandato in onda nell’allegro salotto di ‘Mattino 5′ (nella foto a sinistra un momento di allegria contagiosa) un filmato riguardante il giudice Mesiano. Inutile, lo sapete tutti: calzino blu, barbiere e paccottiglia influenzaelettori di dubbio gusto.

E’ notizia di oggi la sospensione da parte dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia del  pappagorgioso (sì, lo so, non si insulta, fa molto ‘il Giornale’, che però converrete fa il suo sporco lavoro, tipo assorbire la pipì del gatto e lucidare da dio i vetri) per due mesi per violazione della privacy. Il minimo no?

NO! Riottosi! Da, appunto ‘il Giornale’ di oggi:

In merito al provvedimento di sospensione per Brachino, Mediaset ritiene che si tratti di “un provvedimento iniquo che costituisce un precedente pericoloso per la libertà di informazione e il diritto di critica. E quindi sosterrà il giornalista nell’impugnazione dello stesso”. Sulla decisione, presa a maggioranza, Brachino annuncia “immediato ricorso”, giudicandolo “un provvedimento profondamente ingiusto. Mi limito a far notare che subito dopo la trasmissione in un editoriale anche autocritico ho analizzato a freddo quanto accaduto, ponendo una serie di domande sul merito della vicenda sottostante il servizio, a cui nessuno si è preso la briga di rispondere. Nonostante il linciaggio mediatico a cui sono stato sottoposto, ho risposto tempestivamente alla convocazione dell’Ordine discutendo la questione con impegno e serietà. Per tutti questi motivi non posso non pensare che si tratti di una condanna simbolica e tutta politica da parte dell’organismo che dovrebbe tutelare, al netto di ogni calcolo di convenienza e opportunità, la libertà della categoria”.

Libertà di stampa. Linciaggio mediatico.

C’è da dire che se sei ubbidiente non ti lasciano per strada dopo che ti sei sporcato le mani per loro.

Postilla: ‘al netto di…’ l’ha usato pure Minzolini nel suo ultimo editoriale. Devono aver ideato un generatore automatico di puntualizzazioni acritiche. Prevedo che ‘al netto di’ it’s the new ‘senza se e senza ma’.

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Ridi, che la mamma ha fatto i Gnocchi

Oggi ho letto ne ‘il Giornale’ on line l’articolo di Alessandro Gnocchi dedicato alle ottime vendite del libro ‘Cotto e mangiato’ di Benedetta Parodi, ‘E la Parodi si cucina i soloni della letteratura’. Già nell’abstract leggere la puntuale indicazione della suddetta come ‘giornalista’ e la definizione invero altrettanto puntuale degli scrittori, qualificati come ‘vip’, ho avuto la presunzione di pensare di aver già capito tutto, ma si sbaglia.

Nella sostanza il commento rivolto alle polemiche letterarie da terza pagina è senza dubbio giusto, nella vaga sostanza. Capisco la prosa irridente, ok la vis polemica, ma è la costante tensione politica e concettuale a colpire, è l’assoluta mancanza di riflessione che, normalmente perlomeno, dovrebbe seguire una simile tiritera (l’esposizione della riflessione dovrebbe seguire, magari nei fatti si riflette, si spera, prima di tiriteggiare). E’ il confronto fra la ‘vera sbranaclassifiche’ e il resto della narrativa a vacillare, è l’assoluta mancanza della reale possibilità di paragone, nel succo, di cose che non c’entrano nulla le une con le altre. Ed è subito guelfi e ghibellini,  parrucconi letterati sparaparoloni contro essere umano dotato di gamberi surgelati che, rivendicato, sente legittimata la sua voglia di frolla pronta, vanillina e novolina, perché anche io me lo devo mangiare lo spaghetto allo scoglio, perché anche io valgo. Perché sì, il problema non sono solo capoccioni come Baricco, Grisham e quell’altro, il fissato con la camorra che ci costa un botto di scorta, il problema è che se c’è qualcuno che ti dice che la verdura fresca è meglio di quella surgelata è uno stronzo, mi vuole far sentire in colpa, e lì la legittimazione ti lambisce, ti tranquillizza, vai manzo, quelli sono dei barbosoni, ridiamone, non si sa mai impariamo qualcosa di nuovo e ci venga voglia di cambiare idea. Per carità per carità per carità no, se qualcuno ha un’altra opinione e non si esprime a rutti certamente si sente meglio di me, e si parla di spaghetti. Magari, a cena, il giornalista non parla della Parodi, né trattato filosofico dell’illustre teologo Vito Mancuso, e quasi certamente non considera vip della letteratura nè Grisham, nè Baricco nè Moccia (qui si è buttato, ha capito che sennò sgravava: le adolescenti con quarantenne a rimorchio ha scritto di lui, ma ha subito controbilanciato con le alpine battute di caccia di Erri de Luca: tutto un piano unico, tutto un tanto al chilo, tutto prezzemolo in vendita a mazzetti a cinquecento lire alla Standa). No, lui magari dellutreggia nel suo salotto, porta a vedere la sua biblioteca, i bei volumi di Camus e Celine ben esposti, i Meridiani in fila, gasato. Gnocchi.

Infatti, nei commenti,  lellocalabria ricorda il nonno:

Complimenti all’autrice e un consiglio ai romanzieri che contano: come diceva mio nonno “parla come mangi è non sbagli mai”

e Ososita:

niente chef che se la tirano

Perché se sei serio e fai il tuo mestiere te la tiri, ma smollati!, e magari non è questione solo di spaghetti. Oh, magari invece mi sbaglio io.

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